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“L'essenziale è invisibile agli occhi” (Antoine de Saint-Exupéry)

“La vita da dentro”: è questo il titolo che 13 anni fa ho scelto per questa rubrica.

“La vita da dentro”: è questo il titolo che 13 anni fa ho scelto per questa rubrica.

Quando Marcella mi chiese di scrivere per il Lisdha subito pensai di essere fuori posto: non conoscevo bene il mondo della disabilità con tutto il suo “indotto”,  le sue difficoltà e le sue opportunità. 

Ma, come di solito si dice a chi prova a scarabocchiare qualche parola, mi dissi che l'unica cosa che avrei potuto fare era parlare di ciò che mi premeva e mi interessava di più, perché è quanto mai vero che se si vuole trasmettere “qualcosa”,  questo “qualcosa” deve venirti da dentro, devi sentirlo tuo. Deve essere almeno un tuo desiderio.

E il desiderio che mi accompagna da sempre è conoscere il mondo dell'interiorità, quell' infinito di sentimenti, valori, idee che ci abita e ci fa muovere.

É quella parte di noi che spesso lasciamo allo stato brado perché sono altre le cose importanti a cui pensare ( vitto, alloggio, lavoro, famiglia, salute...) mentre invece è quel collante che tiene unito il nostro essere e la nostra vita. É ciò che dà significato al tutto, che orienta, che muove a vivere per un fine e non solo aspettando la fine.

Per questo in questi anni, così come sono stata capace, ho provato a sondare alcuni aspetti partendo sempre da un' esperienza del momento, magari da un incontro, da parole ascoltate, da un'atmosfera respirata.  Cercando di leggere le risonanze in me e di ricavarne “qualcosa”.

La vita, credo,  va veramente guardata partendo da dentro. Esteriorità ed interiorità non sono nemiche ma i due lati di una stessa medaglia, che siamo noi. L'uno ha bisogno dell'altro.

Provate solo a chiedervi perché alcune persone hanno perso totalmente il senso del pudore. Non è solo una questione di maleducazione. É invece una questione di interiorità, perché se una persona non avverte di avere qualcosa di importante da proteggere, da custodire, un corpo che parla di lei e che è espressione di una vita intima, allora esso rimane un involucro vuoto da esibire per attirare sguardi superficiali. Al contrario più viene valorizzato e nutrito ciò che non si vede perché “dentro”,  più il corpo, a partire dagli occhi, ne parla.

E ci si accorge che tutto è sacro nell'uomo, non c'è la parte buona da tenere e quella più scadente da svendere. Tutto è sacro ma per capirlo devo avere occhi capaci di vedere questa sacralità.

Custodire una vita interiore ha proprio questo scopo, darci occhi nuovi su noi stessi e sulla realtà.

Ammetto che è anche lottare contro un vento contrario, perché tutto spinge a vivere fuori da sé.

Me ne sono accorta avendo insegnato religione per un certo periodo in una scuola per estetiste e acconciatori: in quell'ambito l'aspetto fisico assume un'importanza particolare. Si impara a curare il corpo perché non mostri i suoi difetti, perché non ceda velocemente al correre degli anni, perché possa attrarre l'attenzione dell'altro e sedurre.

Non a caso il settore estetica è uno di quelli che non ha risentito della crisi economica.

La mia fatica è stata allora cercare di spostare l'attenzione anche su altro, su ciò che non si vede ma non per questo conta di meno. E mi sono accorta di quanto c'era bisogno di questo perché era l'unico modo per aprire una strada di libertà là dove il rischio maggiore era diventare schiavi dell'apparenza. Forse la schiavitù più pesante, il peso peggiore che si possa mettere sulle spalle dei ragazzi, condannandoli ad una vita spesa a piacere a tutti i costi.

Le cose più difficili da fare sono spesso quelle che danno più soddisfazione e lasciano un'impronta indelebile. Ci sono ad esempio libri densi, faticosi da leggere, ma alla fine ci si rende conto che quello che ci hanno lasciato non può essere spazzato via con facilità. Le loro parole hanno scavato in profondità e lavorano anche a nostra insaputa.

Accettare questa sfida, lasciare che la nostra interiorità venga interrogata, stimolata e valorizzata, diventa allora una necessità  se non la si vuole perdere come sabbia nel palmo di una mano.

21/07/2016