Home / RUBRICHE / Vita da dentro / Articoli / Sosteniamo il bene

Sosteniamo il bene

Se mettiamo da parte i nostri giudizi e fermiamo le parole inutili e vane,  saremo capaci di scorgere il bene che abita nel cuore delle persone e nelle loro azioni.

Uno degli aspetti che più mi colpisce e più mi stupisce del comportamento di Gesù è la sua imperturbabile fiducia nell'uomo. E questo nonostante abbia sperimentato sulla sua pelle la cattiveria umana, il tradimento, l'abbandono, l'incomprensione, il falso giudizio.
Rinnegato da Pietro, non lo ha destituito dalla responsabilità di cui l'aveva investito, né ha allontanato da sé gli altri apostoli dopo che l'avevano  lasciato solo ad affrontare la passione e la morte.
Perché questa ostinazione nel servirsi degli stessi uomini che più volte lo avevano deluso, mettendo nelle loro mani il suo messaggio, la "lieta notizia" per l'umanità?
Mi sono data due risposte. Da un lato Gesù ha lo sguardo lungo e di conseguenza non si ferma solo su quello che noi siamo ma prende in considerazione quello che possiamo diventare. Sa che ogni uomo può migliorarsi se lo vuole e se le circostanze glielo permettono Quante volte ha sgridato i suoi discepoli, li ha corretti. Ma mai li ha giudicati irrecuperabili, falliti. Nella sua fiducia loro hanno attinto la forza per cambiare, crescere  e continuare  nelle difficoltà.
Dall'altro lato, anche nelle apparenze più deludenti o negative, ha saputo scorgere il bene di cui erano capaci e che facevano. E qui, come si suol dire, casca l'asino. Non so se anche a voi è capitato di notare come nelle nostre conversazioni ci soffermiamo il più delle volte su quello che manca e non su quanto è presente, sul negativo più che sul positivo, sui difetti più che sulle qualità del nostro prossimo. Siamo  incapaci di riconoscere il bene fatto e ci lamentiamo di quello non fatto. Così creiamo un'atmosfera pesante, tagliamo le gambe alla speranza.
Nell'Antico Testamento, più precisamente nel libro dei Proverbi, troviamo una frase che riassume con lucidità tutto questo: "Chi è prudente nella parola, troverà il bene" (Pr 16, 20). In altri termini se mettiamo da parte i nostri giudizi e fermiamo le parole inutili e vane, allora saremo capaci di scorgere il bene che abita nel cuore delle persone e nelle loro azioni. Altrimenti  cadremo nell'errore di valutare come bene solo quanto fatto da noi, nel modo che riteniamo noi, a chi vogliamo noi. Quanta stupida rivalità tra gruppi, associazioni, movimenti, partiti. Mi sembra di vedere gli apostoli che durante l'ultima cena ragionavano su chi fosse tra loro il più grande, non accorgendosi che Qualcuno stava per morire per loro, donando il bene più grande, la sua stessa vita. Quanta ottusità! Fatichiamo ad andare al di là degli schemi prefissati, delle nostre idee che spesso diventano ideologie.  

Troppo spesso escono dalla nostra bocca frasi ironiche, di velato disprezzo o di aperta critica riguardo l'operato di una persona o gruppo che non stimiamo più di tanto. Non ci accorgiamo che stiamo facendo del male non solo alla realtà di cui parliamo ma anche a chi ne parliamo, perché stiamo togliendo al nostro ascoltatore la libertà di giudizio, condizionandolo con le nostre valutazioni di parte. È vero: io posso a buon diritto non condividere l'agire di qualcuno, ma devo porre attenzione a non coprire, con la spessa coltre delle mie parole, il bene dagli altri compiuto.
Fa tristezza scoprire come uomini e donne, a causa di continue critiche o di dichiarati malumori, si siano lasciati schiacciare dallo scoraggiamento e abbiano rinunciato ai loro progetti.
Nessuno, lo sappiamo, è perfetto. Quasi sempre "sporchiamo" il bene che facciamo con il nostro orgoglio, l'egocentrismo, la superbia. Dobbiamo lavorare molto su di noi per purificare le intenzioni e cercare di vivere un amore limpido. Ma nello stesso tempo non dobbiamo buttare al macero quello che di bene c'è, nonostante i tanti limiti. Chi si impegna a favore degli altri ha bisogno di sentirsi sostenuto, appoggiato, incoraggiato. La nostra fiducia e il nostro interesse genuino lo aiuteranno poi a riconoscere ed eliminare le impurità.

Non si tratta allora di mettere le cosiddette fette di salame sugli occhi ma di aprirli ad un ottimismo nuovo che non è ingenuità ma lettura attenta e libera della realtà. 

17/11/2013