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Bisogno di paternità

Papa Wojtyla era autorevole proprio perché vero, nel suo sguardo si leggeva la bontà di chi si preoccupa del tuo bene.

Ci siamo ormai lasciati alle spalle da tempo il 2 Aprile, giorno della morte di Giovanni Paolo II. I mass media ci hanno letteralmente inondati di dati, informazioni, servizi. Ci siamo dovuti giostrare tra banalità e approfondimenti di valore, tra emozioni e silenzi più eloquenti di ogni parola. 
Quello  che più ci ha stupito è stata la partecipazione della gente, di tutte le nazionalità, di cattolici e non, di cristiani e appartenenti ad altre religioni, di credenti ed atei. Persone di diversa provenienza sociale e culturale. Tutti stretti intorno ad un uomo che negli ultimi anni era caduto sempre più in un declino fatto di mancanza di salute, di difficoltà a comunicare. Era povero perché gli veniva a mancare tutto ciò che a noi pare dare dignità all'uomo: la forza fisica,  la voce robusta e stentorea, la sicurezza nei gesti. Chi  leggeva tanta fragilità con gli occhi della fede poteva ripetere con Giovanni Battista : "Lui (Gesù ) deve crescere ed io diminuire" oppure con s. Paolo: "Non sono più io che vivo ma è Cristo che vive in me", il Cristo crocifisso.

Ma anche l'ateo o l'agnostico, che non usavano la chiave di lettura evangelica, comprendevano la strana grandezza di quella debolezza. In lui, nel trascorrere degli anni, avevano riconosciuto un'autorità morale che veniva dalla sua coerenza interiore, dalla sua unione con Dio, dal credere in quello che diceva, dal suo partecipare alle sofferenze dell'umanità, dall'avere un cuore vibrante. 
Papa Wojtyla era autorevole proprio perchè vero. Si potevano non condividere le sue posizioni, ma chiunque fosse stato onesto intellettualmente riconosceva in lui un punto di riferimento solido con cui confrontarsi.
Più di una persona in quei giorni ha detto: "Abbiamo perso un padre", e forse questo spiega  la partecipazione di così tante persone ad un lutto che, per chi voleva essere severo e ideologico fino in fondo,  riguardava solo la chiesa cattolica. 

Secondo gli esperti dell'educazione compito del padre è proprio quello di sostenere il figlio nella sua fatica di diventare se stesso, autonomo, sicuro. È colui che dà la "legge" nel senso del fondamento (sapendo che con i figli valgono le regole e non le imposizioni), le basi su cui costruire una vita.
Giovanni Paolo II incarnava le caratteristiche del padre: era autorevole (non autoritario!), non delegava il suo compito di essere guida, di trasmettere cibo sostanzioso a chi si rivolgeva a lui. 

Ma, unito a questo, proponeva una forte carica di tenerezza. Viveva una reale paternità interiore. Nel suo sguardo (che ho avuto la fortuna di poter osservare da vicino un giorno) e nei suoi atteggiamenti  si leggeva  la bontà di chi si preoccupa del tuo bene. 

È questo forse ciò di cui abbiamo bisogno, nelle nostre famiglie, nelle nostre comunità e società: di vera paternità. Persone che non abbiano dato le dimissioni, rinunciando a volare alto, agli ideali e all'impegno. Persone che sappiano mettere gli interessi degli  altri davanti ai propri (non con le parole ma con i fatti), che sappiano educare senza sottrarsi alle responsabilità che il ruolo gli impone, che diano sicurezza.  Ma anche che sappiano vivere il dono che fanno di sé con cuore libero, tenero, oserei dire capace di dolcezza. 

Pensiamo ai nostri rapporti familiari o anche alla scuola. Quanto si avverte la necessità di punti di riferimento coerenti, di guide sicure, di persone il cui parlare sia "sì sì e no no", e che contemporaneamente si interessino dell'altro, guardandolo così come Gesù guardava chi, malato o infelice, si rivolgeva a Lui per trovare consolazione e forza. Uomini e donne  capaci di calore umano, dai quali ci si senta abbracciati con amore unito a fermezza. Noi tutti abbiamo un po' abdicato a questo e ci siamo induriti, presi dal fare e dal costruire. 

Eppure tutti abbiamo bisogno di incontrare in qualcuno una vera paternità, per diventare a nostra volta padri e madri secondo il cuore stesso di Dio, così come era riuscito a fare papa Wojtyla.

Emanuela Giuliani

Lisdha news n.  46, luglio 2005

17/11/2013