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Far pace con se stessi

"Il nostro errore più grande è cercare negli altri le qualità che non hanno, trascurando di esaltare quelle che realmente hanno".

Sono queste le parole, delle quali mi è sfuggito purtroppo l'autore, che accompagnano lo spot televisivo per l'anno dedicato alla disabilità.

Credo che ciascuno di noi possa ritrovarsi pienamente in esse, sotto diversi punti di vista. A chi infatti non è capitato di sentirsi sminuito, frainteso, non colto nella sua originalità, elogiato per qualità magari solo apparenti o relative, rispetto invece a tanti altri pregi che però, forse perché meno appariscenti, sono rimasti come velati ?

A nostra volta chissà poi in quanti incontri ci siamo specchiati negli altri e lì abbiamo cercato o preteso modi di essere, di pensare, di comportarsi, che non appartenevano a chi ci stava davanti, ma solo al nostro immaginario o ai nostri desideri. E forse abbiamo anche perso occasioni preziose per permettere all'altro di rivelarsi nella sua individualità, ricca di difetti ma anche di bellezze.

 

Tante altre volte invece ci siamo forse fermati a valutazioni tanto vere quanto incomplete.

Abbiamo cioè cercato quelle qualita' che la mentalita' comune ci dice di notare: la produttività, la forza, la riuscita nel mondo del lavoro, nel mondo affettivo e in quello delle relazioni, la simpatia a tutti i costi..... Abbiamo valutato noi stessi e gli altri secondo canoni standard che però non dicono tutta la verita' su di noi.

 

Non voglio certo affermare che tutto questo non abbia valore, ma temo in cuor mio che la "potenza" di certe qualita' venga a schiacciare quelle piu' povere di capacita' di effetto. Mi riferisco a qualita' come la pazienza, la perseveranza, la capacita' di ascoltare, l'andare avanti nonostante le continue sofferenze, l'amore che si esprime negli atti quotidiani poco rumorosi ma così veri, e tante altre. E soprattutto mi riferisco alla grande qualita' nascosta che può anche far difetto ai grandi della terra: l'accettarsi per il proprio passato, il proprio fisico, le proprie capacita' e i propri limiti, le proprie malattie, le depressioni, la fatica di vivere, la propria famiglia... L'accettare in poche parole la propria storia a volte dritta , altre volte spezzata, con le sue riuscite e i suoi fallimenti.

Non è rassegnazione, né mancanza di speranza. Non è abbassare le armi e lasciarsi vivere dagli eventi belli o brutti che siano. Al contrario è cercare di conoscersi, di riscoprirsi, di valutarsi con verita'. Nessuno è tutto bianco o tutto nero e non sarebbe giusto vedersi sempre e solo di un unico colore. E anche se superficialmente potrebbe sembrare che le persone amino vedersi tutte bianche, mi sto rendendo sempre piu' conto che sono molti coloro che vedono in se stessi solo il nero, condannandosi così a rifiutarsi in toto o in qualche parte.

E imparare ad amarsi, a far pace con il nostri limiti, non fa solo bene a noi, ma anche a chi ci circonda. Diventa infatti piu' semplice accogliere l'altro, senza pretendere quello che non può essere, dare, avere o dire. Diventa piu' facile dare retta alle sue qualita' "ordinarie" e sfruttarle in tutta la ricchezza che contengono.

In altri termini, quando si è uomini o donne pacificati nell'intimo, ci si pone diversamente nelle relazioni e si diventa capaci di una nuova liberta' nei confronti dell'altro e di se stessi.

 

E' un cammino lungo, lo so, con le sue fermate e le sue riprese, ma non impossibile. E' in fondo l'amare se stessi che il vangelo ci propone ancora prima di chiederci di amare il prossimo: "Amerai il prossimo tuo come te stesso" ( Vangelo di Marco 12, 31 ). E se Cristo ce lo propone è perché non ci lascia soli in questa fatica e "lavora" con noi.

 

Lisdha news n 38 - luglio 2003

 

05/12/2013