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Il rispetto

L'amore non è un ideale nè una parola con cui fare la rima. E' una costruzione fatta di tanti mattoni alla quale non può mancare quello del rispetto.

«Non c'è più rispetto», cantava Zucchero alcuni anni fa e ho l'impressione che la situazione non sia migliorata di molto. Perdonatemi lo sguardo un po' pessimista questa volta, ma credo sia un dato di fatto su cui ragionare.
Nella nostra società, esigente e dura sotto molti aspetti, abbiamo imparato a difenderci con le armi e con i denti, a farci strada a gomitate. Ma abbiamo dimenticato il rispetto.
Lo vogliamo dagli altri, guai se ledono i nostri diritti. Facciamo grandi discorsi sulla convivenza civile. Eppure molti di noi non si sentono più in dovere di rispettare le persone a partire dalle cose più semplici.
Non raccogliamo i "regalini" che i nostri cani lasciano per strada, teniamo lo stereo a mille in un appartamento, guidiamo ad alta velocità mettendo a rischio la vita altrui, trattiamo male i nostri cari, usiamo termini poco fini riferendoci ad altri, siamo sottilmente prepotenti per mantenere le nostre comodità...
Non c'è differenza tra il ricco e il povero, tra il laureato e l'analfabeta in questo campo. È una questione di educazione del cuore, di serietà. «Tutto mi è dovuto», sembra che alcuni pensino, a qualsiasi classe sociale appartengano.
Ho l'impressione che ci percepiamo più come proprietari del creato che come suoi custodi, liberi così di demolire quanto ricevuto "in prestito". Non ci sentiamo più "fratelli", tutti facenti parte di uno stesso sistema e di un comune futuro, concittadini. Qualcuno, fortunatamente non tutti, prende in considerazione gli altri solo se lo possono aiutare a raggiungere i suoi obiettivi. In questo caso si usa il prossimo invece di amarlo: mi serve per non sentirmi solo, per riempire i miei vuoti, per dare risposte alle mie esigenze. L'altro vale nella misura in cui mi è utile. Ne consegue che il rispetto è dovuto unicamente a se stessi, perché solo io valgo ai miei occhi o al massimo la mia famiglia.
Si sono fatte tante polemiche riguardo le famose vignette sull'Islam. Chi invocava la libertà di poter prendere in giro un credo religioso, come se fosse suo diritto offendere gli altri. E in tutta risposta c'è chi ha strumentalizzato una mancanza di rispetto per provocarne molte altre, arrivando ad uccidere.
Tutti, da una parte all'altra, abbiamo fatto gli sdegnati ma a pensarci bene anche nel nostro piccolo ci sono "cattive maniere". Proviamo a partire dalla nostra casa. Un proverbio dice più o meno così: «Troppa confidenza fa perdere la riverenza». Può capitare ad esempio che tra marito e moglie ci si ferisca facilmente con parole, gesti, silenzi. Con l'ironia. L'altro si dà per scontato e questo porta a dimenticare il suo valore, la sua dignità. Nelle nostre relazioni quante frasi taglienti buttate lì che però scavano buche profonde nei cuori, difficili da colmare.
L'amore non è un ideale, né una parola con cui fare la rima. È una costruzione fatta di tanti mattoni alla quale non può mancare quello del rispetto: del singolo, delle leggi, della società a cui tutti siamo debitori e che tutti aiutiamo a tenere in piedi. Rispetto del più debole.
Alcuni criminali nazisti parlavano degli ebrei come se non fossero persone ma solo animali. Se non erano esseri umani allora era facile non sentirsi in colpa nel trattarli come bestie. Basta "abbassare" l'altro per sentirsi liberi di fare ogni cosa. A parole non lo faremmo mai, ma lo facciamo in pratica quando ci comportiamo come se l'altro non esistesse o contasse meno di noi.
Mettendo in positivo un detto dell'Antico Testamento, Gesù diceva: «Ciò che volete che gli uomini facciano a voi, anche voi fatelo a loro» ( Lc 7, 31). Non ha solo invitato a non fare quello non vogliamo sia fatto a noi, ma ci ha chiesto di prendere l'iniziativa, di fare il bene e di farlo bene. Si tratta di crescere in una finezza interiore, nella delicatezza d'animo. Educarci a sentirci responsabili del prossimo. Possiamo migliorare molto partendo dal nostro piccolo, dai rapporti che abbiamo con le persone a noi più vicine. Proviamo a metterci nei loro panni, a camminare con le loro scarpe: faremo sì che le nostre parole e i nostri gesti si vestano di quella virtù che scalda il cuore di chi la vive e di chi la riceve: la gentilezza.

Lisdha news n 49, aprile 2006

 

10/12/2013