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Misericordia, non sacrificio

"Per avereun cuore misericordioso verso la miseria degli altri, bisogna prima avere riconosciuto la propria" (S. Bernardo)

"Voglio l'amore e non  il sacrificio, la conoscenza di Dio più degli olocausti". Così gridava il Dio di Israele per bocca del profeta Osea. 700 anni più tardi Gesù, diceva a chi lo criticava: "Andate dunque e imparate cosa significhi: Misericordia io voglio e non sacrificio. Infatti non sono venuto a chiamare i giusti ma i peccatori" (Matteo 9, 13).


Se in questi giorni chiedessimo a qualcuno cosa manca al mondo, subito, credo, risponderebbe: la pace. È vero, ma io con voi vorrei fermarmi sull'altra grande assente dalle nostre parole, dai nostri pensieri, dalle nostre azioni: la misericordia. 


Misericordia: significa guardare a se stessi e al prossimo con gli occhi di Cristo, accoglierlo nell'intimo scrutando le sue pene, le sue fatiche, anche i suoi errori per capire ed eventualmente correggere. Significa sospendere il giudizio e cercare le ragioni, mettersi nei panni dell'altro, evitare la superbia del puntare il dito. Significa allargare il cuore per accogliere le tante miserie dell'umanità, unirle alle nostre e cercare insieme di migliorarsi, con l'aiuto di Dio.


Ma quello che i padri del deserto chiamavano il "cuore frantumato", e il santo curato d'Ars definiva come "il cuore liquefatto", non è dote innata: è il frutto dell'umiltà, che per prima ci fa vedere i nostri limiti, i nostri errori. Essa ci fa trovare bene nelle vesti del pubblicano che rimane in fondo al tempio e prega Dio dicendogli: "Abbi pietà di me peccatore", al contrario del fariseo tanto fiero della sua perfezione, ma tanto povero e meschino nell'intimo.

Quando accendo il televisore, ora sempre meno per il suo bagaglio di stupidità, ascolto voci di politici, di opinionisti, di persone comuni, che scandalizzati, mostrano tutto il loro disgusto per chi ha sbagliato: "Trent'anni di galera sono pochi, ci voleva l'ergastolo", o per chi dà loro fastidio "Gli emigranti dovrebbero essere rimandati al mittente". Frasi pronunciate con la fierezza di chi si sa sempre nel giusto. 
Non so voi, ma io non mi sento così sicura di me stessa, certa di non cadere mai in quegli errori che tanto giudico negli altri. Non so come mi comporterei in una situazione nuova, difficile, vissuta come pericolosa. So solo che se dovessi sbagliare gravemente vorrei tanto essere perdonata, vorrei aver una possibilità, o più d'una, di recupero. Possibilità che però neghiamo ad altri con la nostra durezza, con il nostro giudizio inappellabile.


Il perdono appunto: uno dei volti della misericordia, il più bello. Istintivamente lo condizioniamo: se l'altro si pente allora posso concederlo, dall'alto della mia magnanimità. Ma Cristo ci ha chiesto di più e non solo con le parole ma anche con il suo esempio sulla croce: ci ha chiesto un perdono che non aspetta la richiesta ma si dona senza "se" e senza "ma". È questo il perdono che guarisce, che rigenera i cuori. Mi dicevano che il terrorismo delle Brigate rosse in Italia non è stato vinto solo dallo Stato, dalla Polizia, dalla collaborazione di tanti, ma anche dal coraggio di famiglie, colpite negli affetti più cari, che hanno perdonato. E questo perdono, questo bene offerto, ha toccato misteriosamente l'intimo di tanti, ha creato un'atmosfera di "redenzione", ha favorito il pentimento.

Sia chiaro: la misericordia non è buonismo, non difendersi, non è avere le fette di salame sugli occhi o lo scusare tutti perché hanno sofferto da piccoli. È una disposizione del cuore che cerca la giustizia ma la unisce alla pietà, all'amore. E questo avviene in Dio. In Lui: "Misericordia e verità si incontreranno, giustizia e pace si baceranno"(Salmo 85). Per noi è difficile trovare l'equilibrio tra verità, giustizia e misericordia. La storia poi ci propone casi limite, che ci disorientano e risvegliano in noi l'attitudine alla chiusura e alla rabbia. Allora dobbiamo imparare, farci piccoli, accantonare le nostre ragioni e aprirci alla Parola di Cristo. S. Gregorio Magno diceva: "Impara a conoscere il cuore di Dio nelle parole di Dio". Questo cuore dobbiamo fare nostro, questo cuore dobbiamo implorare, per vedere ogni uomo e il mondo come li vede Dio e per amarli come Lui li ama. Senza misericordia la pace non trova casa, non mette radici.


Emanuela Giuliani

17/11/2013