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Teologia dello scarto

Chi ha  fallito e ha pianto sulle macerie della sua vita, chi si è sentito troppo piccolo per questo mondo, chi si è scoperto un misto  di debolezza e fragilità, può capire molto e dare tanto.

Chi ha  fallito e ha pianto sulle macerie della sua vita, chi si è sentito troppo piccolo per questo mondo, chi si è scoperto un misto  di debolezza e fragilità, può capire molto e dare tanto.
L'immagine della pietra è presente  più volte sia nel Nuovo che nell'Antico Testamento. Dio è la roccia, Cristo la pietra. Ma addossandosi questa definizione, Gesù la recupera dal salmo 118 dove  si dice: "La pietra che i costruttori hanno scartato è diventata testata d'angolo".
Lui ha fatto presto l'esperienza dello scarto e del rifiuto: per la sua famiglia non c'era posto nell'albergo al momento della sua nascita e con i suoi scappò in Egitto per timore di Erode, vivendo da esiliato. Durante la sua predicazione non era visto bene dai notabili del tempo e a volte anche dalla gente che lo cacciava dal proprio territorio, pur di non farsi interrogare dalle sue parole e dalla sua persona. Andò a morire sul Golgota, una sorta di discarica del tempo, considerato luogo impuro, crocifisso tra due ladri, come il peggiore dei malfattori. Non si può certo dire che la sua vita fu un successo dietro l'altro, dal punto di vista strettamente umano. Un perdente in altri termini, ben diverso dai potenti, dai sapienti, dai facoltosi che attraversarono la stessa epoca ma, se ci fate caso, ora dimenticati .

L'esperienza dell'essere scartati l'abbiamo fatta un po' tutti: per una malattia, a scuola, tra gli amici, sul lavoro, purtroppo talvolta anche in seno alla propria famiglia. 
I nostri limiti più o meno evidenti sono stati in certe occasioni messi a nudo senza rispetto o sono stati motivo di accantonamenti. Al contrario può essere capitato che fossero le nostre qualità, le nostre potenzialità, a far sentire in pericolo altri, e dunque ecco il vuoto intorno, il silenzio. A volte ci scartiamo da soli: "Tanto non sono in grado", "Non valgo nulla".

Sentirsi rifiutati, percepirsi scartati, è una ferita grave dell'intimo. Viene colpita la stima di se stessi, la sicurezza. Il complesso di inferiorità mette le sue radici, lo sguardo si chiude su di sé, ogni esperienza diventa uno specchio nel quale ritrovare solo la propria incapacità, bruttezza, nullità.  L'amore muore perché ci si sente indegni di riceverlo e non si riesce a donarlo.

Eppure io sono convinta che il Paradiso sarà pieno di scartati, ma di scartati speciali. Non di quelli che hanno passato la vita piangersi addosso, ad avercela con il mondo intero o che, per reazione, diventano a loro volta aguzzini del prossimo, dei bulldozer in nome anche degli ideali più alti. Parlo di quelli che, colpiti, hanno permesso ad altri di entrare nella  piaga della loro ferita e trovarvi così riposo e calore. Chi  ha fallito e ha pianto sulle macerie della sua vita, chi si è sentito troppo piccolo per questo mondo, chi si è scoperto un misto di debolezza e fragilità, può capire molto e dare tanto. A chi soffre non servono uomini che si sono fatti da soli e non hanno bisogno di nessuno, né chi dice frasi profonde ma nella pratica cerca il successo, le amicizie influenti, gli ambienti di un certo livello. Cristo ha accettato di essere pietra scartata, ha vissuto tra persone scartate, si è fatto povero per arricchirci, non ha temuto la debolezza umana, non ha schiacciato nessuno, pur potendo, con la sua forza. L'orgoglio non ha colorato le sue azioni, ma come dice s. Paolo: "Spogliò se stesso, assumendo la condizione di servo e divenendo simile agli uomini" (Fil 2,7). E ancora: "Dio ha scelto ciò che nel mondo è stolto per confondere i sapienti , ciò che nel mondo è debole per confondere i forti" (1Cor 1, 27).

Gesù però è divenuto la testata d'angolo, la pietra indispensabile. Non perché da scartato si è fatto strada a gomitate per "riuscire nella vita" come si dice oggi con tanta enfasi. Ma perché si è realizzato nell'amore. Ha amato senza misura il prossimo, l'amico e l'aggressore, il buono e il cattivo. Ha dato valore alle cose piccole, all'essere prima che all'apparire. Si è fatto servo di tutti, ha vissuto da "consegnato", perché ha fatto della sua vita un dono al Padre e ad ogni uomo. Questo lo ha reso pietra scelta, preziosa. E ciò non è possibile solo a chi è pieno di doti, al forte, ma a chiunque ha un cuore per amare e non mi risulta che esistano uomini o donne che ne siamo sprovvisti, qualsiasi sia la loro situazione esistenziale.  

Emanuela Giuliani

17/11/2013