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Vero o falso?

La verità è la prima vittima della guerra, ma è pure la prima vittima della nostra pigrizia

 A volte capita. Si pensa di conoscere molto bene una persona, con la quale magari si convive da anni, e di punto in bianco si rimane stupefatti di fronte ad un certo comportamento, ad alcune parole, a delle idee che mai ci saremmo aspettati.
Cresce lo stupore, l'incredulità, la tentazione di rifiutare quella "novità". 
Queste sorprese non mancheranno mai in primo luogo perché ogni persona è e rimane per certi aspetti un mistero, non potendo mai essere incorniciata, chiusa in quattro mura, inscatolata, vagliata  in tutti i suoi volti. Sommando le tante scienze umane non abbiamo come risultato la comprensione totale dell'uomo così come la teologia, in continua ricerca per approfondire la conoscenza di Dio, si accorge di  toccare solo  "il lembo del mantello" del  Mistero infinito.

Detto questo però non dobbiamo sottovalutare un altro aspetto che partecipa al fattore "sorpresa", essendone a volte la causa: la nostra chiamata, spesso non corrisposta, come persone libere ed intelligenti, a cercare la verità di chi ci è accanto, delle nostre esperienze, delle diverse realtà della vita.
Quante volte chiudiamo gli occhi davanti a ciò che non vogliamo vedere, le orecchie davanti a ciò che non vogliamo sentire. Con lucidità o inconsapevolmente.
Non vogliamo sapere nulla della malattia, nostra o di chi ci è caro, non vogliamo affrontare le difficoltà, desideriamo continuare ad illuderci sul conto di qualcuno o di una specifica situazione.
Non solo: anche sul piano sociale o culturale ci accontentiamo di vivere di "prestampati", di "etichette". Le nostre critiche alla politica, alla società, alla chiesa, si nutrono spesso di giudizi confezionati da altri. Non cerchiamo la verità, ma solo ciò che corrisponde al nostro sentire.
Non sopporto quel partito? Leggerò unicamente tutti gli articoli che lo denigrano.
Un prete mi ha trattato male? Allora dirò che tutta la chiesa è marcia e sosterrò ogni critica ad essa, vera o falsa che sia.
Mi sono arrabbiato con il vicino? Avvallerò ogni pettegolezzo sul suo conto, anzi, metterò legna sul fuoco appena potrò.
La tendenza è quella di piegare la realtà ai nostri schemi e non viceversa. E questo per le relazioni più intime e familiari, come  per il  nostro vivere nel mondo.
Credo sia un gioco al risparmio: cercare la verità significa fatica, impegno, mettersi in discussione, ascoltare, accettare di essere autori di pregiudizi e non solo vittime di incomprensioni.
Cercare la verità significa uscire dall'abitudinarietà del nostro pensiero, che, come il nostro corpo, cerca sempre e per prima la comodità.
Voler conoscere il vero vuol dire anche imparare a tacere quando sappiamo di non sapere, lasciar parlare l'altro e prestare attenzione alle sue ragioni, usare l'intelletto che nella sua etimologia richiama il "leggere dentro", scavalcando la superficie.
Ogni offesa alla verità va a scapito della dignità del singolo, della sincerità delle relazioni, costrette a vestirsi di maschere, della comunicazione tra persone, istituzioni, culture, religioni.

In questi giorni mi risuona nella mente un versetto del vangelo di  Giovanni : "Quando però verrà lo Spirito di verità, egli vi guiderà alla verità tutta intera" ( Gv 16, 13). Gesù sta parlando ai suoi discepoli dello Spirito santo e di quanto farà per loro e in loro. In questo caso sottolinea una sua caratteristica: li guiderà alla verità piena. Quale verità? Sicuramente alla verità del Padre, di Cristo stesso, della sua persona, ma penso anche alla verità di loro stessi, di ogni uomo e della storia.
Capisco dunque  che  la falsità subita senza rimostranze, accettata supinamente, cercata o voluta, mi allontana da me stessa, dagli altri  e da Dio. Mio compito è allora scoprire quello che c'è in me di chiusura, di paura, di abitudine, di pregiudizio, di falso. Non accontentarmi del "lo dicono tutti", nella consapevolezza che a volte "verità" non fa rima con "opinione comune", informarmi il meglio che posso, non cercando solo ciò che accarezza le mie idee o i miei malumori, impegnarmi a conoscere in profondità chi mi vive accanto. Se è vero che la verità è la prima vittima della guerra, è anche vero che è pure la prima vittima della nostra pigrizia.

17/11/2013