Home / RUBRICHE / Detto fra noi / Articoli / Le cinque dita della stessa mano

Le cinque dita della stessa mano

E' giunto il tempo di praticare la Giustizia e la Condivisione.

Il 2015 è stato un anno di ricordi e riflessioni. Il 10 ottobre, in particolare, in uno splendido pomeriggio autunnale, alla parrocchia S. Massimiliano Kolbe di Varese,  abbiamo festeggiato i dieci anni di Oftal  (Opera federativa trasporto ammalati a Lourdes) associazione con cui ogni inizio estate partiamo per la cittadina pirenaica, al fine di riempire il serbatoio delle nostre anime e riuscire così ad affrontare le fatiche che ci attendono.

Roberto, responsabile del nostro gruppo costituitosi  nel 2005, con un passato da brillante rappresentante di macchine utensili ed ora in pensione, ha dato inizio alla festa con la lettura del Vangelo secondo Marco (2, 1-5) : “… Gesù entrò di nuovo a Cafarnao dopo alcuni giorni. Si seppe che era in casa e si radunarono tante persone, da non esserci più posto neanche davanti alla porta, ed egli annunziava loro la parola. Si recarono da lui con un paralitico portato da quattro persone. Non potendo però portarglielo innanzi, a causa della folla, scoperchiarono il tetto nel punto dove egli si trovava e, fatta un'apertura, calarono il lettuccio su cui giaceva il paralitico. Gesù, vista la loro fede, disse al paralitico: «Figliolo, ti sono rimessi i tuoi peccati».

Ho scelto questo passo - spiegava emozionatissimo Roberto - perché ritengo sia la sintesi della spiritualità di Lourdes. I protagonisti  infatti sono il Signore, i quattro amici, dame e barellieri, che si prendono cura dei malati  ed il paralitico.  Gli amici ed il malato, tuttavia, sono le dita della stessa mano. Insieme raggiungono Gesù, che guarisce il malato per la loro fede, un'unica fede come uno è il Battesimo. Segno che da soli non si arriva da nessuna parte, perché - continuava - i malati ci aiutano a trovare il Cielo e noi aiutiamo loro a fare altrettanto. Dunque, tutti guariamo. Questo  è il vero miracolo di Lourdes.”

Il momento per me più toccante è stato entrare nella Chiesa già gremita di fedeli, processionalmente spinta da Roberto con una fiaccola accesa nella mia mano deformata,  dalla quale il celebrante prendeva il fuoco per accendere le luci dell'Altare e le fiaccole dell'assemblea.

Quasi negli stessi giorni, infatti, cinquanta anni prima mia mamma ed io partivano per Lourdes in cerca di Speranza. Avevo nove anni ed ero gravemente ammalata. I professoroni di un' Università elvetica mi avevano dimessa nonostante le mie condizioni, perché morissi a casa mia. I compagni di scuola ci regalarono due biglietti aerei. Vivemmo quei giorni con tanta serenità. Non guarii, ma riuscirono a togliere il cortisone, di cui ormai  ero dipendente. Grazie alla determinazione dei miei genitori, studiai fino alla laurea. Nel frattempo le mie condizioni fisiche peggiorarono ed ora non sono più autosufficiente. Tuttavia, anche negli anni bui della fede, Lourdes è sempre rimasta nel mio cuore.

Tornai nel 2010 in treno, con Oftal Varese e da allora, Olympia e Grace, le mie assistenti ugandesi ed io,  ogni anno, ripartiamo, perché per noi il pellegrinaggio è un raduno di famiglia, un tornare a casa in quel pezzo di Cielo, dove trascorriamo cinque giorni in gioiosa amicizia, di cui conserviamo nostalgia al ritorno. In quel  piccolo paese benedetto da Dio infatti  la cultura della cura e dell'inclusione, tanto care  a Papa Francesco sono lo stile di vita quotidiano. 

Ripensando ai cinquanta anni trascorsi da allora, posso solo dire: Grandi cose ha fatto in me  l'Onnipotente. Con questa Forza, nell'anno della Misericordia, vorrei gridare ai politici che tra poco saranno eletti e a chi ha rubato o amministrato male, ai signori della guerra, ai mercanti  di uomini: “Ricordatevi di quella mano con cinque dita, di cui anche voi fate parte. Prima o poi dovrete morire ed è giunto il tempo di  praticare la Giustizia e la Condivisione, perché davanti al Tribunale della Storia e al Giudizio di Dio il vostro dito potrebbe essere amputato per sempre!”

 

18/02/2016