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In fondo al tunnel ci aspetta la Luce

Interroghiamoci e pratichiamo la giustizia

''La crisi non è finita - lo ha affermato il presidente Napolitano al Meeting sull’economia di Cernobbio - ed  è destinata a provocare serie conseguenze sul mercato del lavoro nei prossimi mesi. Ė necessario – ha aggiunto - bloccare il rischio di un ritorno a pratiche che hanno causato la crisi finanziaria”. L’incertezza spaventa, ma potremmo cercare di capire  dove abbiamo sbagliato e che cosa  dobbiamo cambiare anche nel nostro quotidiano; forse il racconto che mi hanno inviato potrà aiutarci a scoprire una via d’uscita.

«C’era una volta un punto interrogativo. Era molto grazioso e come tutti i punti interrogativi aveva l’aria molto intelligente. Da un po’ di tempo, però, girava per il paese sconsolato, amareggiato, deluso e depresso. Apparentemente nessuno lo voleva più. Tutti ricorrevano con sempre maggiore frequenza al suo nemico acerrimo:  il punto esclamativo. Tutti gridavano: “Avanti! Fermi! Muoviti! Togliti dai piedi!”. Il punto esclamativo è tipico dei prepotenti e ormai i prepotenti dominano il mondo. Anche per le strade e le vie cittadine dove un tempo il punto interrogativo si sentiva un re,  non c’era più nessuno che chiedeva: “Come stai?”, sostituito da “Ehilà!”. Non c’era più nessuno che fermava l’auto, abbassava il finestrino e chiedeva: “Per favore, vado bene per Bergamo?”. Ora, usavano tutti il navigatore satellitare che impartisce gli ordini con decisione: “Alla prima uscita svoltare a destra!”.

Stanco di girovagare, si rifugiò in una famiglia. I bambini hanno sempre amato i punti interrogativi.

Ma anche là trovò un padre e un figlio adolescente che duellavano tutto il giorno con i punti esclamativi. “Non mi ascolti mai!”. “Non m’importa che cosa pensi! Qui comando io!”.

“Basta! Me ne vado per sempre!”. Alla fine il padre era spossato e deluso,  il figlio mortificato e scoraggiato, quindi aggressivo. E soffrivano perché non c’è niente di più lacerante  che essere vicini fisicamente e lontani spiritualmente. Il punto interrogativo si appostò sotto il lampadario e alla prima occasione entrò in azione. Accigliato e con i pugni chiusi, il padre era pronto allo scontro,  ma dalla sua bocca uscì un: “Che ne pensi?” che stupì anche lui. Il figlio tacque sorpreso. “Davvero lo vuoi sapere, papà?”. Il padre annuì. Parlarono. Alla fine dissero quasi all’unisono: “Mi vuoi ancora bene?”. Il punto interrogativo, felice, faceva le capriole sopra il lampadario. Il punto interrogativo non è arrogante, ma rispettoso della libertà e della responsabilità dell’altro.

Anche la Bibbia è piena di punti interrogativi:

 “Adamo dove sei?”,

“Caino, dov’è tuo fratello?”,

“Volete andarvene anche voi?"

“Pietro, mi ami?"».

Interroghiamoci, dunque,  sostituendo il nostro nome a quello di Adamo, Caino...

Laura, dove sei, che stai facendo nelle tue giornate? Don Cesare, il parroco che per vent’anni ha guidato la nostra Comunità e che ha compiuto recentemente ottanta anni ci ha chiesto: “ Mettete giorni alla vostra vita, tirando a campare, o vita ai vostri giorni?

Non  limitiamoci a  piagnucolare sulle comodità perdute, ma torniamo ad essere creativi, giovani, nonostante l’età. Seguiamo  l’invito del profeta:  «In quei giorni. Isaia parlò, dicendo: / In noi sarà infuso uno spirito dall’alto; / allora il deserto diventerà un giardino / e il giardino sarà considerato una selva. / Nel deserto prenderà dimora il diritto / e la giustizia regnerà nel giardino. / Praticare la giustizia darà pace, / onorare la giustizia darà tranquillità e sicurezza per sempre. / Il mio popolo abiterà in una dimora di pace, / in abitazioni tranquille, / in luoghi sicuri, / anche se la selva cadrà / e la città sarà sprofondata. / Beati voi! Seminerete in riva a tutti i ruscelli / e lascerete in libertà buoi e asini.

In fondo al tunnel ci aspetta la Luce! E' un punto esclamativo, ma quando ci vuole…

04/11/2016