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La neve, una pala e la solidarietà

L’emergenza ha qualcosa da insegnare

Mi piace veder nevicare. Il paesaggio, incantevole o spoglio che sia, sotto la candida coltre assume la medesima dignità; la  frenesia rallenta, il frastuono mette la sordina e l’ansia di vivere un poco si placa. Certo, uscire è difficile, tuttavia l’emergenza  provocata da quello che è stato chiamato il “Nevone del ‘12”  può insegnarci qualcosa di importante. Ho scoperto,  per esempio, che nelle nostre case cittadine, con un pizzico di creatività culinaria, di cui Olympia è dotata, ed un minimo di sobrietà, abbiamo cibo a sufficienza per sopravvivere degnamente almeno quindici giorni. Inoltre, navigando nel web, ho trovato molte storie che parlano di solidarietà e voglia di sorridere pur nelle difficoltà, caratteristiche che sono sempre state riconosciute alla nostra gente, ma che ultimamente sembravano scomparse. Eccone alcune: “Sono stati giorni davvero brutti – racconta un’anziana signora di  Premilcuore, un paesino in provincia di Forlì Cesena – ma  per fortuna è andato tutto bene, merito dei miei compaesani, dal sindaco ai volontari, per strada c’erano tutti. Dal Comune ci chiamavano, chiedevano se serviva qualcosa, li ho sentiti vicini”.  E l’edicolante aggiunge: “Nei giorni più difficili, andavo da sola a Predappio, a prendere i giornali, arrivare qui era tosta davvero. Tranne il primo giorno ho sempre tenuto aperto, ma chi ci ammazza a noi?”. Il mutuo soccorso ha coinvolto anche i giovani, infatti, un gruppo di ragazzi, tra loro qualche giocatore dell’Urbino calcio, si sono inventati l’Operazione San Polo, spalando tra le case in mezzo alla tormenta e scavando un tunnel fino all’ingresso della casa di una centoduenne e della sua badante, liberandole. Gli Spalatori solidali, infine, la sera si organizzavano su Facebook, la mattina si trovavano in piazza per iniziare il giro del centro, e spalare, liberare gli ingressi di giovani ed anziani, poco importava,  l’importante era liberare. Grazie, sorella neve, perché ci hai insegnato che si può ancora essere capaci di bene e di allegria.

Ormai è primavera e vorrei  lasciarvi  parole di speranza.. Mi aiuta zia Rina, zia dell’amica Antonietta, ma diventata un po’ anche mia, per l’affetto e le premure che ha sempre avuto verso di me. Lo scorso 4 gennaio è mancata a ottantacinque anni, dopo una vita fatta di lavoro, sacrificio, ma anche tanta gioiosa voglia di vivere soffocata dalla malattia, che l’ha fatta molto soffrire. Ha voluto che al suo funerale fosse letta  questa poesia di Padre Faber, che aveva appesa in casa sua:    

Il valore di un sorriso                                                                                                                              

Donare un sorriso
Rende felice il cuore.
Arricchisce chi lo riceve
Senza impoverire chi lo dona.
Non dura che un istante,
Ma il suo ricordo rimane a lungo.
Nessuno è così ricco
Da poterne fare a meno
Né così povero da non poterlo donare.
Il sorriso crea gioia in famiglia,
Dà sostegno nel lavoro
Ed è segno tangibile di amicizia.
Un sorriso dona sollievo a chi è stanco,
Rinnova il coraggio nelle prove,
E nella tristezza è medicina.
E poi se incontri chi non te lo offre,
Sii generoso e porgigli il tuo:
Nessuno ha tanto bisogno di un sorriso
Come colui che non sa darlo.

04/11/2016