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Ritornare alle radici

Ce lo insegnano gli italiani all'estero che stanno raccogliendo fondi per il recupero dei beni artistici e culturali danneggiati dal terremoto.

Oly è in ferie e Jessica la sostituisce. E' una giovane peruviana, piccola, ma  forte, il viso rotondo e gioioso, sente una parola e subito improvvisa una canzone. Quella mattina, trotterella per casa, viene in camera mia,  non sorride più: “Laura, deve essere successo qualcosa di grosso, alla radio ho sentito parlare di crisi.” Accendiamo la Tv, scorrono immagini di rovine e disperazione: è il 6 aprile, alle 3,32 il terremoto in Abruzzo. Restiamo in silenzio, poi telefoniamo. Io, in Uganda per rassicurare Oly e Jessica in Perù; quando il papà sente sua figlia, sospira, le parla con un filo di voce, già sapeva. Vite e cose ridotte in polvere. Che senso ha? E' la Settimana Santa, ci sarà Risurrezione per questa gente, queste terre, ma anche per gli italiani, che sembrano vivere come ignavi, senza infamia e senza lode? Passa una notizia flash: al momento della scossa, la luce è saltata, ma un giovane ha guidato tutti in salvo, accompagnandoli per le scale. E' cieco, gli altri non sapevano muoversi al buio, lui, sì! Quando ci sono momenti di crisi, è importante andare alle radici della nostra storia, per riscoprire ciò che di buono e bello c’è stato nel nostro passato, lenisce il dolore e apre alla Speranza, perché se qualcosa di positivo c’è stato, può esserci ancora.

Ricevo  questo racconto: “Con il tiepido sole di primavera,  in mezzo l'erba tenera di un giardino pubblico, erano spuntate le foglie dentellate e robuste dei denti di leone. Uno di questi esibì un magnifico fiore giallo, dorato e sereno come un tramonto di maggio. Dopo un po' di tempo, il fiore divenne una sfera ricamata, con coroncine di piumette attaccate ai semini che se ne stavano stretti stretti  al centro del soffione. Quanti sogni cullavano i piccoli semi. Un mattino, il soffione fu afferrato dalle dita invisibili e forti del vento.  I semi partirono attaccati al loro piccolo paracadute e volarono via. Mentre la maggioranza atterrava nella buona terra degli orti e dei prati,  uno, il più piccolo, fece un volo molto breve e finì nella crepa del marciapiede. C'era un pizzico di polvere depositato dal vento e dalla pioggia, così meschino in confronto alla buona terra grassa del prato. "Ma è tutto mio!", si disse il semino. Senza pensarci due volte, si rannicchiò ben bene e  cominciò subito a lavorare di radici. Lì accanto, c'era una panchina sbilenca e scarabocchiata, su cui sedeva spesso un giovane dall'aria tormentata e lo sguardo inquieto, le mani strette a pugno. Quando vide due foglioline dentate verde tenero che si aprivano la strada nel cemento, rise amaramente: "Non ce la farai! Sei come me!" e con un piede le calpestò.  Ma il giorno dopo vide che le foglie si erano rialzate ed erano diventate quattro. Da quel momento non riuscì più a distogliere gli occhi dalla testarda  pianticella. Dopo qualche giorno spuntò il fiore, giallo brillante, come un grido di felicità. Per la prima volta dopo tanto tempo il giovane avvilito sentì che il risentimento e l'amarezza che gli pesavano sul cuore cominciavano a sciogliersi. Rialzò la testa e respirò a pieni polmoni. Diede un gran pugno sullo schienale della panchina e gridò: "Ma certo! Ce la possiamo fare!" Aveva voglia di piangere e di ridere. Sfiorò con le dita la testolina gialla del fiore. Le piante sentono l'amore e la bontà degli esseri umani. Per il coraggioso dente di leone quella carezza  fu la cosa più bella della vita.” 

Anche in Abruzzo o nelle nostre vite può essere rimasto solo un pizzico di polvere, ma è tutto nostro! Cominciamo, dunque a lavorare di radici, cercando nella nostra storia tutto ciò che l’ha resa unica. Gli italiani all’estero, che hanno sperimentato “quanto sa di sale il pane altrui”, stanno promuovendo raccolte fondi finalizzate al recupero dei beni artistici culturali danneggiati e dimostrano così che, seppur lontani dall’Italia, le radici sono qui e ben vive, specialmente in momenti di necessità. Ma ecco un’altra storia di radici. “Quel giorno  - racconta,  padre Scalabrini, missionario in Uganda da quarant’anni  - una coppia mi porge le condoglianze per il lutto che ha colpito il mio Paese e mi dice: Voi ci aiutate tanto, ora tocca noi aiutare noi. Siamo poveri, ma possiamo pregare e far pregare e subito hanno cominciato a dirlo a tutti. I semi  volano dappertutto. Sono certa, l’Italia ed il Mondo hanno un futuro! 

04/11/2016