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Il giudizio

La decadenza di Berlusconi ha scatenato ancor di più le passioni a favore e contro un uomo. E’ possibile un modo diverso, più pacato di guardare a questa vicenda e al governo futuro dell’Italia?

Mentre scrivo queste pagine si compie un passaggio importante della vicenda politica di Silvio Berlusconi. Il Senato dichiara la sua decadenza.

Alla base di tutto, una condanna definitiva in sede penale.

Sono questi momenti nei quali tutti o quasi hanno un’opinione. E per lo più si tratta di opinioni forti, radicali. E giusto, dicono gli uni, un uomo così deve uscire dalla politica! No, dicono gli altri, è un’ingiustizia, una persecuzione!

Pare impossibile in momenti come questo una riflessione pacata e condivisibile al di là degli schieramenti. Ma è proprio quel che si vuole proporre con queste pagine.

 

Alla base di tutto c’è una sentenza. Nel valutarla bisogna sfuggire anzitutto ad un errore molto comune, ossia quello di credere di sapere se l’imputato è colpevole o innocente. Non è così.

Il problema non è che noi non siamo dei giudici professionisti; la legge addirittura prevede che in certi casi ci sia la giuria popolare, dunque una giuria composta da persone come noi.

Ma i giudici popolari seguono passo dopo passo il loro processo. Noi, invece, abbiamo al più letto qualche cronaca. Che elementi abbiamo per dire se i giudici hanno lavorato bene o male?

E poi lo sappiamo, neppure col processo si raggiunge sicuramente la verità.  Il processo è uno strumento certo sofisticato ma fallibile. Ma se nemmeno il processo dà una vera e propria certezza, che strumenti abbiamo noi che non abbiamo nemmeno vissuto il processo per essere certi della colpevolezza o dell’innocenza?  

 

Qualcuno obietterà: «Non ci interessano questi discorsi. Se Berlusconi sia colpevole o innocente noi lo sappiamo a prescindere dal processo!»

E’ questo un modo di vedere straordinariamente diffuso.

I colpevolisti ragionano così: «E’ un avventuriero. I soldi li ha fatti con espedienti, o peggio. A lui del resto delle regole non gliene importa nulla. Colpevole!».

Gli innocentisti, invece, ragionano così: «E’ uno che ha fatto il bene dell’Italia. I soldi li ha fatti lavorando duro e con intelligenza. Dunque è innocente!».

Ma questi ragionamenti sono sbagliati. A proposito del primo mi ricordo di quando anni orsono un avvocato penalista mi parlò del suo lavoro. «Ah, diceva, spesso i miei clienti sono innocenti e colpevoli insieme. Sono colpevoli, nel senso che conducono una vita criminale, ma sono innocenti nel senso che quel delitto di cui sono accusati non l’hanno commesso.» Questo è importante: per tanto che sia negativo il nostro giudizio su Berlusconi, noi non possiamo desumere da questo giudizio che la condanna che l’ha portato fuori dal Parlamento sia stata giusta.

 

Ma anche il ragionamento degli innocentisti è sbagliato. Essi seguono uno schema logico tanto diffuso quanto fallace. In estrema sintesi: se una persona ha fatto cose buone, non può aver fatto cose malvage. Ma quando mai? La storia del mondo è piena di persone che hanno compiuto opere buone e poi hanno commesso dei crimini. Non dobbiamo immaginare il criminale come uno di quegli individui sinistri proposti a volte da romanzi e film nei quali sembra non possa esserci nulla di buono. Spesso i “criminali” sono persone “normali” o addirittura con grandi qualità. E triste. Ma è così.

 

E allora dobbiamo rassegnarci al silenzio per non aver niente di sensato da dire? Ma è mai possibile che una sentenza e un successivo voto del Parlamento con conseguenze così importanti sulla vita del paese non possano essere giudicate dai cittadini?

No. Possiamo giudicare. Ma non sull’innocenza o meno di Silvio Berlusconi.

La domanda che dobbiamo farci è un’altra. Colpevole o innocente che sia, è giusto che Silvio Berlusconi sia escluso dal Parlamento e assoggettato ad una pena?

Qualcuno dirà: «Ovvio che è giusto, è stato condannato!».

Ma la questione non è così scontata. Per rispondere alla domanda dobbiamo prima dare una risposta difficile. Qual è la nostra immagine dei leader politici? Non di Silvio Berlusconi, ma dei leader politici in genere? Li vediamo come persone eccezionali, radicalmente diverse da noi, oppure li consideriamo uomini tutto sommato come noi?

 

C’è un modo di vedere questi leader, proposto dai mass media, e forse prima ancora dalla scuola, probabilmente istintivo e sovente accreditato dagli stessi leader politici, secondo cui si tratta di persone davvero eccezionali, provviste di capacità non paragonabili a quelle degli uomini comuni. Tu, uomo comune, fatichi dalla mattina alla sera facendo un lavoro che vale magari solo milletrecento euro al mese. Ma loro no, loro sono diversi, loro possono essere alla guida di un impero economico o alla guida di una grande città e insieme capi partito e insieme alla guida del governo e tutte queste cose le fanno così bene che tu, uomo comune, puoi al più vagamente immaginare quello che fanno.

Se si ragiona così, e se il leader in questione è il nostro leader, si può bene pensare che una sentenza non possa bastare a metterlo fuori gioco. Perché il leader viene percepito come difficilissimo da sostituire, per definizione in quanto persona eccezionale, e allora abbiamo che per sanzionare un’eventuale colpa si rischia di mandare in rovina un’intera parte politica, la nostra, che ovviamente noi consideriamo importante per il paese, se non essenziale. Un esito che ben può apparire inaccettabile per la sproporzione tra il beneficio e il pregiudizio. Anche per questo nei tempi antichi i re erano immuni da ogni possibile giudizio.

E se anche non si tratta del “mio” leader, se sono onesto devo dire che è meglio resti, che si deve evitare un’uscita di scena traumatica, perché è nell’interesse di tutti che una parte politica diversa dalla mia ma comunque importante abbia una guida efficace.  

 

C’è però un modo diverso di vedere i leader: gente che deve avere delle qualità, ovvio, ma qualità tutto sommato abbastanza comuni. In questa prospettiva il leader politico anche se nazionale ci appare simile, che so, al sindaco del nostro paese o all’amministratore del nostro condominio.

E allora cambia tutto. Allora se c’è una sentenza, se anche essa riguarda il “mio” leader politico dirò che va applicata con tutte le sue conseguenze, come avverrebbe per un’altra persona. Non perché sono sicuro della colpevolezza, ma perché è necessario che certe vicende gravi a un certo punto si chiudano con un verdetto definitivo, e non c’è motivo di fare un’eccezione perché si tratta del “mio” leader. E’ certo un peccato perderlo, ma io e gli altri che la pensano come me ne troveremo un altro. Come faremmo col nostro amministratore di condominio, pur apprezzato, ma condannato con una sentenza gli impedisse di continuare l’attività.

 

Ci sono buone ragioni per pensare che questo secondo modo di vedere sia più vicino al vero e per molti aspetti preferibile. Non per caso è assai diffuso nelle democrazie più consolidate.

Certo, è difficile adottarlo ora, di fronte ad un politico come Silvio Berlusconi che ha fatto dell’eccezionalità un connotato della sua immagine e, più in generale, in un paese dove sempre più si votano i leader piuttosto che i partiti. La mitizzazione dei leader è una caratteristica dell’Italia di oggi.  E non è per caso, dietro c’è la crisi delle ideologie su cui si fondavano i vecchi partiti, e più in generale c’è la stessa crisi del nostro mondo che porta molti a cercare rifugio seguendo uomini reputati eccezionali.

Però, non possiamo perdere la fiducia in noi stessi al punto di pensare di aver bisogno per il governo di pochi, pochissimi illuminati del tutto diversi da noi. Anche perché davvero, fermo restando il ruolo di supporto degli specialisti, ai politici oggi come in passato dobbiamo chiedere anzitutto qualità umane ordinarie: integrità, sincerità, coraggio, tenacia, realismo, passione per i risultati concreti… Purtroppo i meccanismi selettivi operanti in questi anni hanno fatto sì che di politici con queste qualità in Italia ce ne sono pochissimi. Ma nel paese di gente “normale” con queste qualità ce n’è, sicché il ricambio a destra come a sinistra è in realtà sempre possibile.

 

Lisdha news n 80, Gennaio 2014

05/02/2014